Inaspettato ci sorprende amore
sempre, ma più quando si è vecchi
- e crudelmente ride allo stupore
per quella confusione nuova,
ed ai rinati affanni, alla sapienza
accumulata e persa insieme agli anni,
alla ridicola impotenza,
al corpo che esibire fu piacere
e adesso imbarazza e dà vergogna.
Eppure gradirebbe ancora il cuore
ritornare in proscenio qual buffone
per svagare gli dei del vasto cielo.
(11 settembre 2006)
giovedì 11 settembre 2008
domenica 24 agosto 2008
"Abbiamo fatto continuamente all'amore"
Ricomincia la tortora dall'alba
e il cielo è un bel cielo settembrino
traversato da voli e da richiami.
Rotola un treno su rotaie assonnate.
Io ho perduto il cuore dell' estate,
la campagna riarsa sotto il sole
le stellate e la luna sopra i monti,
ho perduto lo starsene abbracciati
continuamente - quello che tu racconti
- e intanto ti rivedo - bene attento
a non sfiorare per sbaglio le mie dita
sedendomi a distanza sul divano.
e il cielo è un bel cielo settembrino
traversato da voli e da richiami.
Rotola un treno su rotaie assonnate.
Io ho perduto il cuore dell' estate,
la campagna riarsa sotto il sole
le stellate e la luna sopra i monti,
ho perduto lo starsene abbracciati
continuamente - quello che tu racconti
- e intanto ti rivedo - bene attento
a non sfiorare per sbaglio le mie dita
sedendomi a distanza sul divano.
venerdì 16 maggio 2008
E viene a sedersi qui in cucina
come fosse un'amica:
racconta degli amori, si confida,
lamenta la salute,
rivanga scontentezze, dissapori -
beve un caffè, fuma una sigaretta
- e un' altra - e poi sospira.
Dopo cena si mette alla tivvù
e talvolta dormicchia sul divano.
(non fosse perché un poco
esiste in queste righe,
sarebbe quasi niente
questa cosa, assai meno
dell'ombra d'una piuma
nel sistema affettivo -
- cantilena addormita
in braccio alla penombra
d'un vuoto narrativo
- il bianco tra una storia
e l'altra della vita)
come fosse un'amica:
racconta degli amori, si confida,
lamenta la salute,
rivanga scontentezze, dissapori -
beve un caffè, fuma una sigaretta
- e un' altra - e poi sospira.
Dopo cena si mette alla tivvù
e talvolta dormicchia sul divano.
(non fosse perché un poco
esiste in queste righe,
sarebbe quasi niente
questa cosa, assai meno
dell'ombra d'una piuma
nel sistema affettivo -
- cantilena addormita
in braccio alla penombra
d'un vuoto narrativo
- il bianco tra una storia
e l'altra della vita)
mercoledì 12 marzo 2008
Non si sentono i passi sull'asfalto
né li vede nessuno attraversare
la strada, ma nel bianco e nero
dei viali tra il sogno e la memoria
passano, notturni di passione
e gelosia, i bruni fidanzati
- un po' di bianco solo nel segreto
della giacca sotto i baveri alzati.
Li insegue la scia lunga, sinuosa,
di un motivo fischiato, solitario,
o di una sigaretta che consuma
la sua piccola brace di tormento.
Agli specchietti della nostalgia,
le fidanzate li pensano passare.
né li vede nessuno attraversare
la strada, ma nel bianco e nero
dei viali tra il sogno e la memoria
passano, notturni di passione
e gelosia, i bruni fidanzati
- un po' di bianco solo nel segreto
della giacca sotto i baveri alzati.
Li insegue la scia lunga, sinuosa,
di un motivo fischiato, solitario,
o di una sigaretta che consuma
la sua piccola brace di tormento.
Agli specchietti della nostalgia,
le fidanzate li pensano passare.
martedì 4 marzo 2008
lettera
Te lo vorrei dire -
prima che ci perdiamo
prima che per malumore finiamo
col non vederci più - prima
che io perda del tutto la memoria
o che mi ammali e muoia - prima
che tu trovi una sposa
che ti cambi il sorriso e la noia.
Prima che finisca questo inverno
te lo vorrei dire -
ma non ricordo più che cosa.
Era forse un pensiero di sonno
di quelli che porta la pioggia
- o di quelli che salgono a sera -
in cui si perdono i capi e le code
e si confonde ogni storia
- era come mi fossi fraterno
e somigliante e paterno -
della stessa pasta - e un poco bambino -
benché di tanto diversa cervice
maschile - ed ostile persino.
Forse in un sogno era già stato detto
- ed era può darsi un abbaglio
un difetto - ma tanto, non conta:
non credo, dispero, di riuscire a ridirlo
prima che finisca l'inverno.
prima che ci perdiamo
prima che per malumore finiamo
col non vederci più - prima
che io perda del tutto la memoria
o che mi ammali e muoia - prima
che tu trovi una sposa
che ti cambi il sorriso e la noia.
Prima che finisca questo inverno
te lo vorrei dire -
ma non ricordo più che cosa.
Era forse un pensiero di sonno
di quelli che porta la pioggia
- o di quelli che salgono a sera -
in cui si perdono i capi e le code
e si confonde ogni storia
- era come mi fossi fraterno
e somigliante e paterno -
della stessa pasta - e un poco bambino -
benché di tanto diversa cervice
maschile - ed ostile persino.
Forse in un sogno era già stato detto
- ed era può darsi un abbaglio
un difetto - ma tanto, non conta:
non credo, dispero, di riuscire a ridirlo
prima che finisca l'inverno.
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