giovedì 14 giugno 2007

Sorrideva quello che ho sognato
l'altra notte - con gli occhi era già altrove -
così sorride a volte un genitore
che non ha tempo e ha fretta di partire.
Aveva mani che gli conoscevo,
da artigiano o pittore, capaci di guarire -
stava in piedi, nel vano della porta,
già lontano, già oltre confine -
viaggiatore notturno e solitario.

giovedì 31 maggio 2007

Un guizzo di favilla, un lampo, un'ape
un fulgido cespuglio di ginestra,
la punta d'una stella,
i lampioncini di contrade in festa
e tutto ciò che brilla e che fa luce
- pure se non si vede
ed è soltanto un nome sulla carta -
accende nella testa un lucciolio
che punge di piacere coi suoi spini.

giovedì 24 maggio 2007

Stanno i suoi zoccoletti ora posati
sopra i libri del tempo della scuola
nel mio studiolo -
dove entra ancora qualche volta un'ape
o di notte la luna
ma non più quella furia di passetti
per cui sono alle punte consumati.

venerdì 4 maggio 2007

Non s'è vista la luna in queste notti.
Dicono stia affacciata in altre ali
in altri padiglioni del palazzo:
da questo lato ha chiuso i paraventi
e ci lascia alla pioggia sonnolenti.

sabato 14 aprile 2007

Sono passati circa mille anni
svanito è ormai il mio ragazzetto
via se n'è andato com'era scritto -
ed i colombi sempre sul tetto
i gatti in giro tra i cassonetti
sui vecchi tigli nuove fogliette
dentro l'armadio ancora i suoi panni -
più niente al mondo che gli somigli.

(2007)
Scapperò col mio ragazzetto
scapperò in barba a tutto
e rideremo distesi sul letto
e faremo il verso ai potenti
che ci guardano torvi dal tetto
come gattacci vestiti a lutto
pronti a spiarci di sotto le lenti
pronti a rubarci i nostri sorrisi
a rallegrarsi del nostro male
e a ordinarci se respirare.

(1995)

lunedì 9 aprile 2007

favola (2)

Porcorco (o forse il fratello)
aveva una testa di ricci un po' neri un po' rossi,
imbrogliati come fili di ferro ritorti:
in primavera vi s'impigliavano i semi dei pioppi
quelli bianchi e leggeri che danzano in fiocchi
e sembrano neve, e capitava talvolta
che spuntassero poi rami e fogliette
e ci facessero il nido gli uccelli.
Invece Orcoporco (o era l'altro?) aveva capelli
irti e dritti : vi si infilzava di tutto,
e una volta per far le capriole restò conficcato
nel prato. Così si rasava assai spesso,
ma per farlo occorreva la lima del fabbro.

sabato 7 aprile 2007

favola

C'era una volta, su uno dei colli
che vedi lontano lontano laggiù,
proprio là dove il sole va a letto alla sera
e poi spunta la stella , la prima e più bella,
e talvolta la luna, che sembra una tazza
di rame o una cuna, o una falce a due punte
dal filo lucente - sempre che non sia piena
che allora è soltanto la luna -
dunque una volta, ma tanti anni fa
c'erano due piccoli orchi fratelli,
anzi gemelli, che vivevano là.
Di nome uno faceva Porcorco e l'altro
Orcoporco - ma chi poi fosse l'uno
e chi l'altro non sapeva ben dirlo nessuno,
nemmeno la mamma, l'orchessa
(una vera montagna che ad ogni suo passo
tremavano i vetri in paese,
come quando passavano i treni,
quelli dei tempi dei nonni dei nonni,
con sbuffi e sferragli e gran fischi:
tremava la terra, tremavano i ponti
tremavano i denti, pareva la guerra.)
E il papà? Beh, lui era un orco di mondo
e viveva un po' di qua e un po' di là
sempre in viaggio, scarpe buone
e valigie ed ombrello, girando.
Non erano orchi cattivi: non mangiavano
bambini e nemmeno porcelli,
ma solo fagioli, e riso e piselli,
e torte con prugne, con mele, e frittelle.

(continua)

martedì 3 aprile 2007

Ho amato un solo amore in tante vesti.
Ogni volta era nuovo ed era antico:
cambiava il nome, la statura, il viso,
ma non era diverso altro che in questi.
Ora mi sbaglio, mi confondo e mischio
vivi e morti, e padre e figlio e amante
e madre ed ogni amico, perché tutti
vengono in sogno con lo stesso viso.